Incontri, sapori, musiche diffuse nei borghi dell'Appennino

Pian del Voglio

” Percorrendo l’Autostrada del Sole inoltrandoci nell’Appennino Tosco-Emiliano, in una bellissima valle suggestiva, ricolma di verde, incontriamo l’uscita di Pian del Voglio…….

La sua centralità, intesa come collocazione territoriale, lo pone tra un intreccio di vie che lo rendono facilmente fruibile dai paesi che gli stanno intorno ma anche dalle città sopra menzionate, le cui mete sono accessibili in meno di un’ora attraverso accesso autostradale e ferroviario.

Fin dall’antichità, il nucleo di Pian del Voglio e i suoi territori circostanti, costituivano una delle aree di principale comunicazione tra la Toscana e l’Emilia. Nel 187 A. C., infatti, fu costruita la viaFlaminia Militareche, attraverso l’appenino, collegava Firenze a Bologna toccando il Passo della Futa, Monte Lunario, Monte Bastione, Monte Venere, Monte Adone, entrando nella Valle del Savena fino a raggiungere San Raffilo e Bologna.

La chiesa parrocchiale, posta a monte della piazza, illuminata a giorno, getta il suo chiarore tutt’intorno, allungando la sua mano protettiva a tutto il vecchio agglomerato urbano, di origine medioevale, raccolto nel poco spazio di qualche centinaio di metri.

A pochi passi dalla chiesa, si può trovare il vecchio palazzo oggi adibito a sede dell’asilo parrochiale. Le sue origini molto remote sembra risalgano al 1000 d.c., anche se le modifiche apportate nel corso dei secoli lo rendono molto diverso rispetto alla struttura originaria, che era stata progettata come residenza stabile fortificata, atta alla difesa dai tanti nemici dei casati circostanti. A parte la configurazione esterna di edificio prettamente medioevale aggiornato, esso conserva ancora le tracce di un pozzo detto delle lame, ovverossia un pozzo al cui interno nella parte più infima erano state disposte delle lame acuminate, che dovevano servire per giustiziare , alla loro insaputa, i personaggi più infidi ed invisi al feudatario. Al riguardo è opportuno far presente che la famiglia de Bianchi,proprietaria attuale e per secoli regnante lo fece costruire a scopo intimidatorio e di deterrenza e pertanto non fu mai utilizzato come strumento di morte.

La famiglia De Bianchi lo conservò fino al 1800, fino a quando cioè, cessato il feudalesimo, la proprietà passò alla imparentata famiglia deiRanuzzi dei Bianchi, che a lungo vi ha dominato.

Tutte le loro proprietà rammentano l’antico feudo. Ne sono esempio “La fattoria”, ove erano soliti soggiornare, Cà Morelli, i portici antistanti la piazza ed infine l’antico Palazzo baronale. Quest’ultimo fu residenza del Comune ed è ora sede dell’asilo parrocchiale.

In esso furono alcuni della famiglia Medici, quando erano esuli da Firenze, e Papa Benedetto XVI, allorché, essendo ancora cardinale, usava recarsi a Piano come luogo di villeggiatura.

Caduta la feudalità, fu riconosciuto in virtù del “motu proprio” di Pio VII, nel 1816, come Capoluogo di 12 villaggi detti “appodiati” e successivamente formato da dieci frazioni.

Con Regio Decreto 16 ottobre 1862 al suo nome venne aggiunto quello di “del Voglio” da un torrentello che scorre nel suo territorio per distinguerlo da altri comuni denominati “Piano”.

Nel 1871 la frazione di San Benedetto Val di Sembro, in seguito ad una agitazione, riuscì a trasferire presso di sé gli uffici comunali, fino a quando, nel 1924, ottenne di cambiare radicalmente la denominazione del “Comune di Pian del Voglio” in quella di “Comune di San Benedetto Val di Sambro”.

Durante il corso dell’anno numerose manifestazioni folcloristiche allietano il trascorrere delle ore ai residenti ed occasionali visitatori. In queste circostanze gioca un ruolo di primaria importanza la locale banda musicale, composta da ragazzi e ragazze di ogni età, ma anche da signori maturi che nonostante i sacrifici che tale esercizio comporta, perseverano numerosi nell’impegno nel segno della tradizione.

Il “Corpo bandistico pianese” fu fondato nel 1923 dal conte Pio Ranuzzi.

Una delle prime e più importanti esibizioni avvenne durante l’inaugurazione dello stadio Dall’Ara di Bologna, che allora si chiamava Vittore.

Durante la seconda guerra mondiale la banda si sciolse, ma negli anni sessanta riprese la sua attività allietando molta gente della montagna con le sue melodie.

La banda è composta principalmente da paesani ma ad essi si aggiungono in numero sempre maggiore anche persone provenienti dai paesi vicini.

Tratto da http://www.piandelvoglio.it


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